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The Wolf of Wall Street: toglietegli tutto, ma non Leo!

Dwarf tossingThe Wolf of Wall Street, tratto dalla storia vera di Jordan Belfort, broker truffatore la cui parabola ha toccato l’apice tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, non rappresenta una novità nella produzione di Martin Scorsese. Racconta ascesa, splendore e declino di qualcuno che già dal principio è qualcosa di molto simile ad un fallito.

Se si potessero dare due voti diversi, uno al film ed uno all’attore protagonista, sarebbero rispettivamente 6,5 e 9.
Comunque vada la notte degli Oscar, Leonardo Di Caprio si conferma l’attore migliore della sua generazione, un fenomeno in grado di spaziare apparentemente senza sforzo dal thriller alla commedia, per quanto amara e piena di eccessi. Bravissimo anche Jonah Hill (Donnie Azoff), spalla di Jordan-Leo sin dagli albori delle sue malefatte, ma il film funziona perché Di Caprio si sobbarca il peso di tre ore di pellicola, puntando esclusivamente sul suo talento e su una gestualità esagerata ed isterica come doveva essere la vita di Belfort. Credo che lo stesso Scorsese abbia consapevolezza dell’importanza di Leo per la riuscita del film, perché il nostro è sempre in scena. Continua a leggere »

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Attenti al lupo…di Wall Street!

Leonardo Dicaprio in The Wolf Of Wall StreetFresco di visione del tanto atteso THE WOLF OF WALL STREET che, nonostante abbia diverse nomination agli Oscar, in Italia è uscito solo ora. All’uscita dalla sala sono stato pervaso da un fremito e mi sembrava di aver assistito al film dell’anno. Si, la sensazione è quella di aver appena assistito ad un film epocale, l’adrenalina è a mille e sembra di essere uno dei tanti drogati felici presenti nella storia; poi il battito cardiaco torna a ritmi normali e tutto diventa chiaro: il film è sicuramente ottimo ma non rivoluzionario, anzi…ma qua siamo di fronte a un Leonardo Di Caprio TOTALE.
Nella recensione precedente, ovvero quella di American Hustle, ho precisato di volerle far uscire insieme proprio per permettermi dei raffronti tra i due film che insieme raccolgono una quindicina di nomination dell’Academy. Dove sta la differenza sostanziale tra i due film? American Hustle è un film veramente bello che si può consigliare a chiunque, tutto studiato nei mini dettagli e con un cast stellare. The Wolf of Wall Street è invece un film intenso, eccessivo negli eccessi, dove un Di Caprio forse all’apice della carriera riesce ad essere il punto forte del successo che sta ottenendo. Cosa intendo? American Hustle vincerà l’Oscar come Miglior Film, mentre Leonardo Di Caprio vincerà la statuetta per il Miglior Attore Protagonista (potrei sbagliarmi ma adoro scommettere).
Veniamo ora al film in questione. Continua a leggere »

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L’apparenza inganna…sempre!

american-hustle-posters-sonyCome avrete notato, ho aspettato un po’ a pubblicare questa recensione perché ci tenevo a farla uscire in parallelo con quella di The Wolf of Wall Street, visto che si tratta dei film più accrediti per vincere l’Academy Award for Best Picture. Ovviamente ci sono altri film in nomination e potrei essere tranquillamente smentito, ma sento di poter dire che questi sono i due cavalli che arriveranno testa a testa al traguardo.
Ammetto di essere andato a vedere AMERICAN HUSTLE – L’APPARENZA INGANNA per il cast di altissimo livello. Si spazia dall’ormai totale Christian Bale alla giovane e frizzante Jennifer Lawrence, ormai sulla cresta dell’onda, per finire con un cameo dell’eterno Robert De Niro. Insomma, i film sulle truffe non fanno per me o perlomeno lo credevo fino alla visione di questo film.
È una di quelle pellicole da vedere per forza, quindi vorrei cercare di non raccontarvi troppe cose. Siamo in una sorta di Inception dell’illegalità ovvero una truffa nella truffa dove ovviamente si vanno a toccare tutti gli aspetti must del genere ovvero corruzione, FBI e mafia rigorosamente italiana. Lo svolgersi degli eventi accompagna lo spettatore passo per passo, quasi a farlo diventare un complice dei protagonisti, quindi non ci saranno mai sorprese eclatanti. Tuttavia tutto è studiato nei minimi dettagli, quasi a rendere fattibile qualsiasi evento e forse è proprio la serietà del film il vero pezzo forte, nonostante dei personaggi “macchietta”. Continua a leggere »

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Il ritorno di Capitan Harlock

harlock_movieHo deciso di iniziare il mio 2014 cinematografico con un film particolare, più che altro un omaggio a uno dei cartoni animati che hanno reso i pomeriggi della mia infanzia veramente indimenticabili, insieme a tanti altri anime. Mi riferisco ovviamente a CAPITAN HARLOCK, il pirata più darkettone dell’intera animazione giapponese.
In realtà, trattandosi di un anime andato in onda in Italia nel ’79, nonostante sia stato più e più volte trasmesso dai vari canali regionali, i miei ricordi non sono così nitidi; probabilmente l’ultima volta che ne vidi qualche puntata sarà stato almeno 20 anni fa, anni in cui l’assenza di internet e dei canali digitali rendevano quasi impossibile recuperarsi una serie da rivedere poi con calma e attenzione.
Si tratta di un film d’animazione in computer grafica, quindi a trascinarmi in sala è stata anche la curiosità nel vedere quanto la CG abbia fatto progressi rispetto al “Final Fantasy” del 2001. Non molti a dir la verità, la pelle è molto più dettagliata e gli effetti legati alla materia oscura che avvolge l’Arcadia sono notevoli ma a parte ciò, la distinzione tra realtà e grafica rimane ancora decisamente marcata, nonostante un minimo salto di qualità anche rispetto al “Final Fantasy VII: Advent Children” ci sia stato (e si parla comunque del 2005). Continua a leggere »

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Lo Hobbit – La desolazione di Jackson

Lo Hobbit - La Desolazione di SmaugSettimana ricca di impegni che mi hanno fatto slittare la visione de LO HOBBIT – LA DESOLAZIONE DI SMAUG a questo weekend. Ciò è stato un male. Un male perché ieri sera su Rete 4 andava in onda per l’ennesima volta “La compagnia dell’Anello”. Risultato? Alla fine ero appeso al lampadario della camera, brandendo una spada e parlando elfico. Sicuramente non lo stesse sensazioni all’uscita della sala e questo mi dispiace molto. Per carità, sicuramente un piccolo salto di qualità rispetto alla prima pellicola c’è stato ma il fatto che il film raggiunga la sufficienza grazie a dei personaggi non presenti nel libro, è tutto un dire.
Si inizia con un flashback ovvero l’incontro tra Thorin Scudodiquercia, l’erede del popolo di Durin, e Gandalf il Grigio, presso Brea, nell’ormai nota locanda de Il Puledro Impennato. Qua si pongono le basi per quello che è poi successo nel “Un viaggio inaspettato” e si riprende 12 mesi dopo con il proseguo del viaggio di Bilbo, Gandalf e i 13 nani (nel remake, nella versione originale erano 7…ok vado a seppellirmi, l’influenza della Disney negli ultimi anni mi sta facendo male) per raggiungere Erebor e ripristinare il regno del Re sotto la montagna.

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La desolazione che non deve deludere!

Lo Hobbit – La desolazione di Smaug

Il 12 dicembre uscirà in Italia il seguito de Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato, addirittura un giorno in anticipo rispetto all’uscita statunitense. La domanda che voglio farvi però è: quanti di voi stanno realmente aspettando questo film?
Sarò abbastanza critico per questa la avventura di Peter Jackson, questo proprio perché Tolkien è uno dei miei scrittori preferiti e la trilogia de Il Signore degli Anelli è entrata ormai a far parte della mia vita di appassionato di ‘cinema e relativi feticci’.
Non ebbi occasione di fare una recensione per il primo film de Lo Hobbit, però non ne rimasi affatto soddisfatto. Ritmo veramente lento, a tratti noioso. Credo che il target di un libro del genere siano i giovani ragazzi, quindi sicuramente non mi aspettavo l’epicità de Il Signore degli Anelli ma almeno un po’ di brio per tenere sveglio lo spettatore. Ormai non bastano più gli effetti speciali, come la magistrale realizzazione di Sméagol/Gollum che all’epoca fece scalpore. Il Premio Oscar non è di certo un indice di gradimento popolare ma La Compagnia dell’Anello ottenne 13 nomination, di cui 4 portate a casa, mentre il primo capitolo de Lo Hobbit ne ha ricevute solo 3 di nomination e questo qualcosa vorrà pur dire. Continua a leggere »

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Too young to die. Addio a Paul Walker, star di ‘Fast and Furious’

Spesso la sorte è di un’ironia davvero amara.
Paul Walker è  morto ad appena quarant’anni nello stesso modo in cui sarebbe potuto morire il suo personaggio più celebre, Brian O’Conner, in un terribile schianto con un’auto sportiva. L’incidente si è verificato ieri Santa Clarita, nella contea di Los Angeles; al volante c’era il suo amico e consigliere finanziario Roger Rodas. I due si stavano lasciando un benefico organizzato dalla Reach Out Worldwide, l’associazione di “first responders”, volontari specializzati nel primo soccorso alle popolazioni coinvolte in disastri naturali, che Paul stesso aveva fondato proprio con l’aiuto di Rodas. Paul Walker, Haiti
Walker, che non era mai stato sposato, lascia la figlia Meadow Rain, nata nel 1998.

Cintura viola di Jiu Jitsu Brasiliano, amante del surf, sportivo appassionato, l’attore era noto non solo per i suoi film, tra i quali Pleasantville, Timeline e la popolarissima serie di Fast and Furious, ma anche per la sua carriera come modello.
Paul walker 2Paul era nato e cresciuto in California e ne rappresentava perfettamente l’archetipo maschile nell’immaginario collettivo. Capelli biondi, occhi azzurro intenso, lineamenti regolari e fisico statuario ne avevano fatto un sex symbol: la sua campagna pubblicitaria più nota è quella per il profumo Cool Water di Davidoff.

I messaggi di cordoglio degli studios e dei colleghi si susseguono da quando la notizia si è diffusa. La Universal Pictures ha dichiarato “All of us at Universal are heartbroken. Paul was truly one of the most beloved and respected members of our studio family for 14 years, and this loss is devastating to us, to everyone involved with the FAST AND FURIOUS films, and to countless fans. We send our deepest and most sincere condolences to Paul’s family”.

Triste e contrito Vin Diesel, partner di scena di Walker da anni.

Vin Diesel Tweet

Non possiamo che associarci al dispiacere per questa vicenda, sperando che almeno Reach Out Worldwide prosegua la sua azione in memoria di Paul nei paesi più bisognosi.

(You can find an English version of this piece here)