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47 Ronin in fila per 6 col resto di 2

47ronin

Parto subito con una premessa perché bisogna essere onesti. Sono un amante (amatoriale) del Giappone e un patito di Keanu Reeves, quindi è stato un dovere andare a vedere 47 RONIN. In realtà sono andato totalmente impreparato perché ho scoperto l’esistenza di questo film solo una decina di giorni prima, grazie ad un trailer trovato per caso su Facebook. Aldilà della mia mancanza, mi è sembrato un titolo poco pubblicizzato e snobbato, anche nel post-proiezione. Perché? Forse perché, benché si tratti dell’ennesima produzione statunitense, di americano non ha proprio nulla, a parte il rendere particolarmente mostruosi i demoni tipici delle leggende del Sol Levante. Questo film è tremendamente giapponese in ogni suo aspetto e tocca tantissimi precetti della cultura nipponica che non possono essere apprezzati da tutti; in primis dai critici cinematografici legati sempre di più alle tradizioni hollywoodiane. A storcere il naso potrebbero essere anche le persone che queste storie le conoscono bene, magari per studio, e troveranno sicuramente sminuita l’importanza del collettivismo (come esplica il titolo) a favore dell’individualismo rappresentato dal protagonista.

La trama si ispira alla vera storia dei Quarantasette Rōnin e si svolge circa nel ‘700 in Giappone (nel caso non fosse ancora ancora chiaro). Kai, mezzosangue figlio di un marinaio inglese e di una contadina giapponese, viene abbandonato da piccolo in quanto mezzosangue e trattato alla stregua di un gaijin. Allevato in un misterioso villaggio e addestrato dai sui abitanti, i Tengu (creature fantastiche della mitologia giapponese), ad un certo punto fugge per preservare la sua umanità e trova protezione presso la corte del signore di Ako, Lord Asano. Anni dopo, quando il signore verrà ucciso a causa dell’inganno di un rivale, Lord Kira, egli deciderà di unirsi ad un gruppo di samurai rinnegati, i 47 ronin, per avere giustizia nonostante il divieto dello Shogun. Da veri samurai, seguiranno la via del Bushido e, tra combattimenti a colpi di katana e creature leggendarie come la classica volpe (animale ricorrente anche nell’animazione, esempio Ushio & Tora o Naruto), vendicheranno l’onore del loro signore ma saranno costretti a compiere il seppuku (il suicidio rituale giapponese), una condanna a morte non concessa a tutti perché non comportava disonore.

È normale che in una pellicola del genere ci siano dei punti di forza che distraggano dalle debolezze. Trovo meravigliosi i paesaggi e la fotografia che spingono ad acquistare immediatamente il primo volo Malpensa-Osaka senza stare a sindacare sul prezzo del biglietto. I costumi e le armature sono riprodotte con una cura del dettaglio tale da non intaccare la fedeltà del periodo Tokugawa, ma d’altronde sono stato affidati a Penny Rose, già costumista in film non da poco come Il signore degli anelliLe cronache di NarniaPirati dei Caraibi, ecc… l’esperienza, a quanto pare, serve ancora a qualcosa.
Le pecche maggiori sono state fatte nella realizzazione delle creature in quanto non proprio fedeli a quelle dell’iconografia popolare giapponese. In primis la strega Chikara Oishi che fa la sua prima apparizione nei panni di una volpe; in realtà dovrebbe essere al contrario perché la “kitsune”possiede l’abilità di cambiare aspetto ed assumere sembianze umane. I Tengu invece non si capisce a cosa assomiglino, sembrano un incrocio tra un anziano e un ustionato grave. Nella mitologia sono solitamente rappresentati come uomini-uccello, dotati di un lungo naso prominente o addirittura di un becco (ne esistono anche versioni particolari con le sembianze di altri animali) e direi che siamo decisamente fuori strada. Almeno è stato mantenuto lo spostamento ad alta velocità visto che secondo le leggende sono in grado di teletrasportarsi magicamente.

Felice di aver ritrovato un Keanu Reeves protagonista, decisamente in forma rispetto alle sue ultime apparizioni. A causa dei soliti problemi che spesso colpiscono le persone dello star-system, ovvero depressione e stress, aveva messo su giusto “qualche” chiletto…
keanu_reevesIl cast principale è composto da attori discretamente conosciuti in occidente nonostante le loro origini giapponesi. Lo Shogun è Cary-Hiroyuki Tagawa, volto noto per film di alto livello come L’ultimo imperatore, 007 – Vendetta privataMemorie di una geisha, ma anche per film di entertainment estremo come Mortal Kombat e Tekken. Un attore che personalmente apprezzo tantissimo è Hiroyuki Sanada, leader dei Ronin, visto recentemente in Wolverine – L’immortale ma che preferisco ricordare per la saga di The Ring e per L’ultimo samurai. Giusto un appunto per la strega malvagia, nonché spalla di Lord Kira, impersonata da Rinko Kikuchi che nel 2006 ottenne una candidatura agli Oscar come miglior attrice non protagonista per il suo ruolo di Chieko Wataya in Babel.

Per concludere, un film altamente consigliato per chi sogna il Giappone ad occhi aperti e ama le sue storie. Chi si aspetta effetti speciali particolari, rimarrà sicuramente deluso ma per una proiezione che dura meno di 2 ore, si può anche azzardare di andare aldilà di quello che i vostri occhi vedono.

Voto: 6.5

Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella 
giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero 
Samurai non ha incertezze sulla questione dell’onestà e della 
giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
義, Gi

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Informazioni su Fede Ota

Blogger semplicemente per passione, quella per il cinema, e amicizia, la mia spalla Francesca. Spero che le mie righe possano offrirvi 5 minuti di svago giornalieri e qualche consiglio per me, quindi non fate i timidi e commentate. Nel poco tempo libero che mi rimane, cerco di alimentare le mie passioni: giochi di carte e in scatola (in pole, Bang), videogiochi (in pole, Diablo III) e fumetti (ormai pochissimi manga e tanto Zerocalcare e graphic novel varie).

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