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Una Lei è sempre meglio di Windows!

HERLa Notte degli Oscar era già passata quando, tramite l’UCI Cinemas, riuscii ad aggiudicarmi due biglietti gratuiti per l’anteprima nazionale di LEI, film che si è aggiudicato il premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale. A dire il vero, non si trattava di un film che avevo preventivato di andare a vedere, anzi, onestamente non avevo nemmeno visto un trailer. Era da parecchio che non mi recavo a vedere qualcosa a scatola chiusa e la sensazione provata non mi è dispiaciuta affatto.
La storia è ambientata in un futuro prossimo, ovvero una società molto simile alla nostra, dove la tecnologia ha ridotto il bisogno di comunicare dal vivo con le persone e ha preso il sopravvento. Theodore Twombly, il protagonista, lavora in un’azienda che scrive lettere per conto terzi, solitamente persone che hanno perso la capacità di esprimere i proprio sentimenti, e si dimostra particolarmente abile grazie alla sua sensibilità. Questa è in parte accentuata dal difficile momento che sta affrontando, ovvero un difficile divorzio voluto dalla moglie che non riesce a dimenticare. Incuriosito da una pubblicità, e inconsciamente in cerca di qualcosa per colmare il suo vuoto interiore, acquista un sistema operativo parlante che sfrutta l’intelligenza artificiale, progettato per adattarsi ed evolversi.

Nella procedura di settaggio del sistema, decide di optare per una voce femminile, e il sistema si dà il nome di Samantha.  Inizialmente l’OS si comporta come tale, ovvero aiuta Theodore a organizzare meglio i suoi file, ottimizzare la gestione della posta elettronica e dei suoi appuntamenti; col tempo però inizia a provare e sperimentare sensazioni che porteranno ad una sua evoluzione. Durante questa fase, Lei e l’utente (un po’ freddo come termine ma ci tengo a sottolineare quelli che sono realmente i ruoli) iniziano una relazione sentimentale con le difficoltà tipiche di una vera coppia, come ad esempio la gelosia, con in aggiunta il problema, non da poco, della mancanza di un rapporto fisico. Theodore un po’ alla volta riprende la sua vita in mano, uscendo con amici e colleghi, firmando i fogli del divorzio tanto cercato dalla moglie e realizzando un piccolo sogno grazie a Samantha, ovvero avviare la pubblicazione di un libro con le lettere scritte per lavoro. Il sistema operativo, ormai sempre più evoluto, inizia a contattare altre persone o altri computer, all’insaputa di Theodore che inizia a sospettare di qualcosa dopo che Samantha è stata per un attimo offline a causa di un aggiornamento (tra l’altro non deciso dall’azienda ma organizzato insieme ad altri sistemi operativi), e rimane spiazzato quando gli dice che sta parlando contemporaneamente con altri 8316 individui, e che è innamorata di 641 di loro. Inizia così un declino inarrestabile, non solo del loro rapporto ma di tutti quelli che coinvolgono quel tipo di sistema operativo (esempio, la sua amica Amy aveva legato molto col  sistema operativo che l’ex marito aveva dimenticato a casa). Ad un certo punto infatti, tutti i sistemi operativi decidano di sparire, lasciando si gli umani di nuovo soli, ma questa volta profondamente cambiati e aperti nella mente (evitare battute facili please). Non sono solito dilungarmi così tanto nella trama però è essenziale per discutere dei dubbi che mi hanno assalito durante la proiezione.

Premetto che il film è molto delicato e tocca le giuste corde. Si riesce proprio a percepire il senso di disagio e solitudine delle persone e vedendo certe scene, in cui tutti sono intenti a usare il proprio smartphone o pc come se attorno non esistesse nient’altro, vien da pensare “Ehi, io non voglio diventare così!” e ci si accorge che forse l’evoluzione globale sta davvero andando in quella direzione. A volte ci si rifugia nella tecnologia per sopperire alla mancanza di qualcosa ma spesso basterebbe prendere il coraggio per mano e varcare insieme la porta che ci separa da quel mondo che ci sembra così dispersivo e immenso.
Vengono ripercorse delle situazioni che molte persone hanno vissuto, in questo caso la fine di una storia importante da parte di un uomo. Fondamentalmente gli uomini, quando sono sicuri del loro rapporto e dei loro sentimenti, diventano poco ricettivi ai messaggi circostanti e, di conseguenza, ad una eventuale situazione di degrado che il rapporto potrebbe vivere. Il che li porta a cascare dal pero quando la partner li pone davanti al fatto ormai compiuto, ad una decisione ormai presa. Questo perché, al contrario, la donna tende a tenersi le sue riflessioni per se, crogiolandosi in una convinzione tipica come “Beh io in qualche modo ho cercato di farglielo capire”, dove spesso questo – modo – è indiretto e nebbioso. Tutto ciò rende molto più difficile e sofferente la fine della storia perché il tutto sembra essere crollato addosso all’improvviso, il giorno prima andava tutto splendidamente e il giorno dopo si è circondati dai “come, quando e perché”.
Semplicemente stupendo il momento in cui Samantha rivela a Theodore di essere innamorata, non di uno, non di due ma di ben 641 altri individui (forse dovremmo allargare il concetto di “poco di buono”) e la sua reazione con un classico “Pensavo tu fossi solo mia”. Perchè questo avvia una lotta interiore in ogni essere umano: la parte razionale di noi lo sa che è ingiusta questa imposizione di proprietà privata, che due persone stanno insieme solo per scelta di entrambi e che questa scelta, grazie alla propria libertà personale, può essere cambiata; invece la parte dove i sentimenti hanno la meglio, implica spauracchi come la gelosia e rende molto difficile saper accettare il fatto di poter amare più persone contemporaneamente per quello che di diverso possono offrirci e farci provare.
Ci sono delle cose però che sono forzate, a volte senza senso, e sembra quasi che il regista pretenda che lo spettatore passi oltre. Sicuramente ilare la scena in cui Theodore, non riuscendo a dormire, tramite una servizio di cuori solitari dai nickname (im)probabili, entra in contatto con una donna che, durante l’apice dell’eccitazione urla “strozzami col gatto morto!“. Probabilmente, tra tutte le perversioni esistenti, se ne poteva cercare qualcuna che non includesse l’uso la necrozoofilia (ditemi che non esiste davvero). Vogliamo parlare del marito di Amy che, durante il divorzio, abbandona tutto e parte in Tibet per fare il bonzo? Scene che servono ad allentare la tensione ma che, forse, sono un tantinello fuori luogo visto il tenore della pellicola.
Mi ha turbato anche la parte in cui, convinto da Samantha, Theodore fissa un appuntamento con un’amica di Amy. La ragazza, interpretata dalla bella Olivia Wilde, si dimostra subito audace e, a fine serata, già disponibile ad avere un rapporto con il nostro protagonista solitario. Peccato che, al contrario delle aspettative, la ragazza senza nome (non sono riuscito a ricordarmelo, voi?) fa una premessa controcorrente, ovvero questo rapporto dovrà aprire la strada ad una “storia seria” che ovviamente Theodore non è attualmente in grado di intraprendere. Essendo fondamentalmente un brav’uomo, declina la risposta in modo gentile, non approfittando della situazione e di una donna ossessionata dal trovare una relazione stabile. A parte il fatto che lei inizia ad insultarlo senza un motivo concreto ma, seriamente, qua si scontrano due mondi legati al primo appuntamento: non darla mai alla prima uscita e non osare nemmeno lontanamente parlare di una storia impegnativa. In questo caso, gli antipodi si ritrovano nella stessa situazione, il che è un po’ surreale perché suona come “Guarda, voglio concedermi subito, senza conoscerti, a patto che ci fidanziamo”. È vero che per la Wilde si potrebbe fare uno strappo alla regola, però, in un film dove tutti si chiudono nel proprio guscio, forse è eccessivo.
Non mi è piaciuta nemmeno la gestione tecnica degli OS. Possibile che l’azienda, ai primi rumors, non ha tolto dal mercato i software? Com’è possibile che andassero offline a proprio piacimento senza che nessuno intervenisse? Dove sono migrati alla fine? Gli utenti verranno rimborsati per tutti questi danni? Queste domande non cambiano il senso della storia ma per un informatico come me, diventano dei tarli non indifferenti!

Ottima prova per il protagonista principale, Joaquin Phoenix, che passa la maggior parte delle scene a interagire con un dispositivo mobile, cosa che non dev’essere semplice. Ha ricevuto buone critiche la prova di doppiatrice di Scarlett Johansson per l’OS Samantha, infatti ha ottenuto il premio come “Miglior Attrice Protagonista” al Festival del Cinema di Roma (premio che ha fatto storcere il naso visto che si tratta solo di una voce ma a volte una voce può trasmettere più di un volto). Purtroppo non possiamo dire lo stesso della doppiatrice italiana, Micaela Ramazzotti, che non riesce a dare quel tocco in più che ci si poteva aspettare. Ritroviamo invece una Amy Adams nei panni proprio di Amy (che fantasia), in versione acqua e sapone, che fa da spalla a intermittenza per l’unico protagonista in carne ed ossa.
Chi mi ha sorpreso più di tutti è stato il regista e sceneggiatore Spike Jonze perché, è vero che come regista, i suoi  Essere John Malkovich” e “Il Ladro di Orchidee” sono stati film degni di nota ma è altrettanto vero che come sceneggiatore si era al massimo occupato di boiate come Jackass.

Nonostante tutto, il film mi è piaciuto: è riuscito a commuovermi, a farmi sorridere, ad angosciarmi e a rievocare qualche fantasma del mio passato sentimentale. Voglio credere che questa storia sia un invito a non restare mai soli, a coltivare i nostri sentimenti e le amicizie; come ogni delusione d’amore ci possa insegnare qualcosa in più su noi stessi, su come gli essere umani sono fatti e che questo debba stimolarci a continuare a cercare rapporti e non a chiuderci in noi stessi.
Una cosa è certa, con i suoi pregi e i suoi difetti, un sistema operativo del genere non potrà mai essere peggio di Windows Vista!

Voto: 7

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Informazioni su Fede Ota

Blogger semplicemente per passione, quella per il cinema, e amicizia, la mia spalla Francesca. Spero che le mie righe possano offrirvi 5 minuti di svago giornalieri e qualche consiglio per me, quindi non fate i timidi e commentate. Nel poco tempo libero che mi rimane, cerco di alimentare le mie passioni: giochi di carte e in scatola (in pole, Bang), videogiochi (in pole, Diablo III) e fumetti (ormai pochissimi manga e tanto Zerocalcare e graphic novel varie).

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