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Parte uomo, parte macchina, tutto poliziotto!

Joel KinnamanSono cresciuto guardando in tv la triologia di RoboCop e no, al contrario di quanto si direbbe, non ho avuto un’infanzia particolarmente difficile! Questo incipit  serve solo a giustificare la spesa del biglietto per questo film che in effetti potrebbe tranquillamente essere visto in televisione in uno di quei dopocena tipo “stasera cosa danno in tele?”.
Solo nell’ultimo anno mi ero fasato con le indiscrezioni di questo ROBOCOP, remake del vecchio “RoboCop – Il Futuro della Legge” del 1987, altrimenti avrei continuato a vivere nel mito degli anni ’80. Forse è proprio questa l’aspettativa (errata) con cui sono entrato in sala, ovvero rivivere quelle atmosfere cupe e cruente che hanno fatto la fortuna del poliziotto di latta.
In realtà i noir in versione tecnologizzata sono un marchio di fabbrica del regista Paul Verhoeven che ci ha abituato a pellicole come Atto di Forza e Starship Troopers, quindi era altameante improbabile ritrovare lo stesso stile, soprattutto nel cinema attuale dove lo splatter è ridotto ai mini termini. Chi non si ricorda la scena in cui l’agente Alex Murphy viene letteralmente fatto a pezzi a colpi di fucile?

Questo remake è sicuramente più politically correct e ambientato in un futuro prossimo, infatti vengono citate anche le guerre in Iraq e Afghanistan affrontate dall’esercito statunitense. Da qui lo spunto che darà linfa a tutto il film ovvero utilizzare dei robot in questi territori ostili per limitare le perdite di soldati americani e, successivamente, l’introduzione di cyborg in patria per ridurre il crimine in sicurezza.
Le differenze tra le due versioni sono veramente tante, tra cui la morte di Murphy, il tipo di criminalità che viene affrontata e l’impatto che la trasformazione in cyborg ha sulla vita dell’ormai poco umano agente di polizia. Nel vecchio film hanno cercato di annullare fin da subito l’umanità del protagonista (anche se alla lunga, i ricordi e le emozioni hanno il sopravvento), mentre in questo era un’aspetto importante per far si che i cittadini non avessero l’impressione di interagire con una macchina. La prima cosa che avviene quando il neo RoboCop lascia i laboratori della OmniCorp (la fu OCP) è infatti una visita a sua moglie e suo figlio, dove discutono amabilmente di una squadra che penso sia di baseball, come in un normalissimo rapporto padre-figlio.
Ovviamente, al passo con i tempi, il cyborg ha un’estetica meno grossolana e i movimenti sono molto più fluidi; insieme alle parti meccaniche come le mani, sembra palesemente ispirato a Io, Robot del 2004 (quello con Will Smith per intenderci).
Vorrei citarvi una cosa successa in sala che mi ha fatto sorridere e riflettere su due aspetti:
1) l’uomo e la donna percepiscono cose differenti durante la visione di un film;
2) anche un film come RoboCop può avere un significato profondo.
Durante l’ormai noiosa pausa di 5 minuti a metà film, nelle poltroncine davanti a me si trovavano una coppia  e due amici di lui, tutti con un’età, a occhio, compresa tra i 35 e i 40 anni. Si chiedono fino a quel punto come sembrava il film e dopo un attimo di titubanza da parte di tutti, lei parte con un pippone inaspettato:
<< A voi  è arrivato il messaggio? bello, non me l’aspettavo da un film del genere! >>
I maschietti si guardano tra loro con aria perplessa e lei riprende:
<< …ma si!! Fargli credere di avere libero arbitrio mentre in realtà le sue azioni sono pilotate, un po’ quello che succede a noi nell’attuale società. Quando il  il Dr. Norton gli modifica il cervello per aumentarne il controllo è il momento significativo in cui scende a compromessi con il potere che è rappresentato dall’azienda di robotica e le forze dell’ordine, ormai corrotte anch’esse! >>
Alchè uno degli amici esclama:
<< Ma che c***o dici! Si stanno praticamente sparando da quasi 1 ora!! >>
La verità sta ovviamente nel mezzo, anche se ognuno solitamente vede ciò che vuole vedere.
Personalmente avrei articolato il film in maniera differente, soprattutto dando più peso al malavitoso che è stato causa della quasi morte di Murphy. Hanno optato per cose un tantinello più inutili tipo cambiarne il colore in nero, probabilmente solo per poter fare l’unica battuta del film da parte del collega di colore che dopo mesi di separazione forzata dalla spalla, escalma “Ora sei del colore giusto!”. Per una volta il nero non sarà quello che muore per primo (mi compiaccio quando faccio queste battute, dovrei rivenderle ad Hollywood visto il tenore attuale).

Spendo due paroline per il cast, ma proprio due: impatto 0. L’attore protagonista non so come si chiami e non voglio nemmeno saperlo. Non è riuscito a dare nulla in più, a svolto il suo compitino risultando più rigido dello stesso RoboCop; è come vedere Padoin giocare nella Juventus. Gli unici due attori che avevano il compito di alzare la media sono, indovinate un po’, Samuel L. Jackson e Michael Keaton . Il primo ha un ruolo totalmente distaccato dalla trama stessa, non ci fosse non cambierebbe assolutamente nulla. Il secondo dovrebbe essere il cattivo per eccellenza, lo stronzo che non si sporca le mani ma agisce solo con la testa per un suo guadagno personale e così è. Peccato che sia abbastanza insipido e sembri più un Renzi che passa sopra tutto e tutti, Senato compreso, per arrivare al suo obiettivo.
Il regista ancora meno: chi diamine è José Padilha? Pessima scelta quella di tagliare il budget proprio sulla regia e i risultati si sono visti. Il curriculum vitae del brasiliano è veramente di infimo livello ed è probabile, anzi sicuro, che quest’ultimo film sia attualmente il suo pezzo più pregiato.

Un film senza infamia e senza lode, consigliato principalmente a chi ha amato il vecchio RoboCop ma è probabile che il paragone non regga per i motivi esposti. Il tentativo che hanno fatto anche per ridare vita al franchise è stato sicuramente lecito, pregherei però che si fermino qui prima che un filmetto possa dare vita ad uno scempio ben più ampio (per quanto i bambini possano andare matti per un personaggio del genere).

Voto: 5.5

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Informazioni su Fede Ota

Blogger semplicemente per passione, quella per il cinema, e amicizia, la mia spalla Francesca. Spero che le mie righe possano offrirvi 5 minuti di svago giornalieri e qualche consiglio per me, quindi non fate i timidi e commentate. Nel poco tempo libero che mi rimane, cerco di alimentare le mie passioni: giochi di carte e in scatola (in pole, Bang), videogiochi (in pole, Diablo III) e fumetti (ormai pochissimi manga e tanto Zerocalcare e graphic novel varie).

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